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DISTURBI DELL'ALIMENTAZIONE

A partire dallo studio di come le problematiche inerenti la sfera dell’alimentazione si formino e si mantengano, sono stati messi a punto specifici protocolli di intervento psicoterapeutico per le diverse tipologie di problema.

Pertanto, a livello psicoterapeutico mettiamo in atto sul piano della tecnica, del linguaggio e della relazione nei confronti della persona e, quando necessario e possibile del contesto familiare/relazionare, azioni mirate e specifiche per il trattamento di: anoressia, disturbo da vomiting, bulimia e binge-eating.

L’intervento strategico, a livello operativo, in tutti i casi mira ad interrompere il circolo vizioso che si è creato tra tutto quello che si cerca di fare per far fronte al problematica e la persistenza stessa del medesimo. L’efficacia rilevata del trattamento dei problemi alimentari va dal 78% al 90% in base ai diversi disturbi. Un’altra importante metodologia che abbiamo integrato nel trattamento di queste problematiche è l’introduzione della DIETAGift. Una volta sbloccata, da un punto di vista psicopatologico la problematica, la persona è guidata, di pari passo al lavoro psicoterapeutico, ad alimentarsi secondo i principi della Medicina di Segnale che rappresenta un ottimo strumento per il recupero della salute, del benessere, dell’attivazione metabolica e del riequilibrio globale della persona. Il lavoro congiunto attraverso tecniche efficaci che agiscono sul piano mentale e sul piano somatico costituiscono una solida alleanza per un consolidamento duraturo, su più livelli e tenendo in considerazione la persona nella sua interezza.

Ciò che caratterizza l’anoressia è l’astinenza, pertanto la persona riduce progressivamente la sua alimentazione fino al completo rifiuto per il cibo.

Nonostante l’attenzione maggiore che questa patologia riceve rispetto alle altre problematiche dell’alimentazione, secondo recenti statistiche dell’American Psychiatric Association, l’anoressia rappresenterebbe quella meno diffusa e, nella maggioranza dei casi evolve in altri disturbi come il vomiting e il binge-eating.

Grazie alla ricerca empirica svolta mediante l’applicazione della terapia breve e strategica, verso la fine degli anni ’90 si è cominciato a descrivere la cosiddetta sindrome da vomiting, ben distinguibile e distinta dalla altre in quanto connotata dal piacere di mangiare e vomitare piuttosto che dall’ossessione di dimagrire.

L’esordio tipicamente contempla il vomito come soluzione per non assimilare e liberarsi del cibo ingerito, ma col tempo assume tutt’altro ruolo, che si instaura appunto dal ripetersi del rituale del mangiare e vomitare.

Una volta innescato il meccanismo del vomito, il problema risulta la compulsione da gestire, una compulsione che si basa sul piacere, anche se difficile a credersi e che, per questo, risulta anche difficile ad estinguersi.

Così, con più la persona tenta di controllarsi e quindi di non cedere al rituale del “mangiare in funzione del vomito” e con più è probabile che ne perda il controllo, proprio perché vissuto come qualcosa di estremamente irrinunciabile.

La terapia prevede spesso il coinvolgimento della famiglia che tipicamente è anche la prima a richiederne il trattamento o a forzare la persona a farsi aiutare. La logica terapeutica ha un ruolo fondamentale, assecondando piuttosto che reprimendo quella della patologia, questa viene condotta alla sua autodistruzione.

Il disturbo più frequente tra quelli alimentari è la bulimia, condizione che si manifesta con un’irrefrenabile compulsione a consumare cibo.

Il mangiare assume un piacere incontrollabile e al contempo viene vissuto con la paura di perdere il controllo. Pertanto si osserva in queste persone un continuo sforzo a contenersi nel mangiare, a limitarsi nelle quantità di un pasto o nel numero di pasti, con persistente sforzo mentale di controllo. Questo produce l’esatto opposto rispetto a quanto la persona vorrebbe attuare, ovvero incrementa ancora di più la voglia di mangiare.

Mangiano fino a riempirsi, sono spesso persone in evidente sovrappeso, si abbuffano e mettono su peso “dotandosi” di grasso che metaforicamente assume il valore di un armatura che protegge dall’esposizione alle relazioni e a contatti vissuti come ingestibili.

Attraverso la terapia breve e strategica mettiamo in atto con queste persone, interventi molto delicati, che prevedono uno stile relazionale, comunicativo specifico e calzante al disturbo, alla logica della problematica, alle caratteristiche della persona e del contesto.

Accanto a ciò utilizziamo precise tecniche per condurla, nel giro di poche sedute, alla ridefinizione di un nuovo equilibrio alimentare e personale fondato sull’autonomia e l’autoderminazione, parallelamente allo sviluppo delle risorse personali.

Il Binge – Eating ovvero il disturbo da alimentazione incontrollata, rappresenta una sorta di evoluzione dalla bulimia, ovvero la persona inizialmente ha una compulsione a mangiare irrefrenabile, poi comincia ad alternare periodi di astinenza ovvero in cui si controlla in maniera ossessiva a periodi in cui perde totalmente il controllo e si abbandona completamente al piacere del cibo.

Questo disturbo consiste proprio nella continua alternanza, mantenuta per lo più dall’eccessivo controllo e misura, che rappresenta il terreno per la successiva irrefrenabile abbuffata.

A livello terapeutico è fondamentale la ristrutturazione percettiva della paura del digiuno piuttosto che il contrario come solitamente accade. Così, gradualmente, si conduce la persona ad evitare di controllarsi eccessivamente e la guidiamo verso la conquista del più difficile dei baluardi: l’equilibrio.

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