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L'ARTE DEL RILASSAMENTO

Le tecniche di rilassamento mirano a riequilibrare e normalizzare le risposte fisiologiche legate allo stress. Come altri strumenti e metodi, gli esercizi e le pratiche di rilassamento possono essere utilizzati come pratica quotidiana, come una sana abitudine soprattutto in ottica di prevenzione.

Nella nostra cultura persiste una distinzione tra mente e corpo che, in realtà non rispecchia il reale funzionamento del nostro organismo. Così, quando si parla di tecniche di distensione mentale, come ad esempio alcuni tipi di meditazione, dobbiamo ricordarci che stiamo intervenendo su più livelli. Si avranno a cascata una serie di benefici sul corpo che vanno dalla più immediata distensione muscolare fino alle rilevanti connessioni con altri assi collegati a quelli della risposta di stress come quello immunitario, neuroendocrino o quello sessuale-riproduttivo per citarne alcuni.

Cos’è lo stress

Occorre descrivere principalmente che il sistema dello stress è organizzato in due bracci: uno chimico e uno nervoso. Il primo braccio si innesca dall’ipotalamo da dove vengono liberati due sostanze che stimolano l’ipofisi e secernere ACTH (ormone adrenocorticotropo). L’ACTH liberato dall’ipofisi, attraverso la circolazione sanguigna arriva alla corteccia delle surrenali dove viene rilasciato il cortisolo. Si tratta del cosiddetto “asse ipotalamo-ipofisi-surrene”. L’altro braccio è detto “circuito nervoso locus coeruleus-simpatico-midollare del surrene”: da locus coeruleus (nuclei collocati nella parte iniziale del midollo spinale) parte una segnalazione che attraverso il sistema nervoso simpatico arriva a stimolare la produzione da parte della midollare del surrene di sostanze eccitanti quali adrenalina, noradrenalina e dopamina (catecolamine).

In aggiunta a questi due bracci, descritti grossolanamente, numerosi sistemi neurotrasmettitoriali attivano o inibiscono il sistema dello stress. Come la serotonina e l’acetilcolina che hanno una funzione di attivazione mentre le endorfine e l’acido gamma amino butirrico (GABA) hanno una funzione inibitoria dello stress.

Occorre sottolineare che lo stress, e questo lo troviamo scritto dappertutto, non è sempre negativo, anzi è una risposta biologica fondamentale. Sostanzialmente la questione è la seguente: una certa attivazione e quindi stress è necessaria e funzionale al nostro organismo dalla notte dei tempi, in quanto ci prepara all’azione e ci rende capaci di reagire al meglio di fronte a situazioni ed eventi, detti appunto “stressors”, ovvero in grado di stimolare tale risposta. Questa risposta si manifesta a livello biologico come descritto sopra e a livello comportamentale, mediata per di più da un’attivazione emozionale indotta da un valutazione cognitiva del significato dello stimolo. Lo stress è, di per sé stesso, una reazione fisiologica, adattativa, ma può assumere un significato patogenetico quando la quantità di stress prodotta è eccessiva e quando è prolungata nel tempo e pertanto superiore alla capacità di un organismo di farvi fronte. Come descritto per la prima volta nel 1936 dal medico austriaco Hans Selye, la sindrome di adattamento (da lui così definita) si sviluppa attraverso la successione tre fasi: la fase di allarme, in cui si manifestano essenzialmente modificazioni di carattere biochimico-ormonale e che corrisponde all’attivazione dell’organismo; la fase di resistenza, nella quale l’organismo si organizza in senso difensivo per far fronte alla situazione che ha innescato la risposta di stress; infine, la fase di esaurimento, nella quale si verifica il crollo delle difese, e l’incapacità ad adattarsi ulteriormente agli eventi stressanti. Uno stress acuto, limitato nel tempo, paradossalmente ha anche un effetto stimolante per il sistema immunitario. Come è stato dimostrato attraverso una bassa somministrazione di catecolamine e cortisone, a dosi fisiologiche, incrementa la produzione anticorpale e la crescita dei linfociti T. Ma nel medio lungo termine sia il cortisolo che le catecolamine sopprimono il sistema immunitario. A partire dai lavori di Hugo Basedowsky negli anni settanta, molteplici studi hanno documentato l’azione immunosoppressiva del cortisolo. Oltre all’azione principale del cortisolo che consiste nell’indurre un aumento della glicemia vi è quella, non meno importante di contrastare le infiammazione, l’azione anti-immunitaria. Questo è il motivo per cui molti farmaci anti-infiammatori si basano sull’utilizzo di questo ormone. Pertanto lo stress cronico ha sull’immunità gli stessi effetti della terapia farmacologica a base di cortisone, come ha ben sentenziato Francesco Bottaccioli, fondatore e presidente onorario della società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia, “essere cronicamente sotto stress, equivale ad ingoiare ogni giorno una pillola di cortisone”.

L’eccesso di quest’ormone può causare una molteplicità di sintomi come stanchezza, osteoporosi, iperglicemia, diabete mellito tipo II, perdita di tono muscolare e cutaneo, colite, gastrite, impotenza, perdita della libido, aumento della pressione arteriosa e della concentrazione sanguigna di sodio, strie cutanee, depressione, apatia, euforia, diminuzione della memoria, fino alla sindrome di Cushing (Vedi wikipedia).

Dalle conoscenze acquisite sulle relazioni tra stress e malattie, sulla nutrizione e l’infiammazione, sulle onde cerebrali e stati disfunzionali, tra emozioni e sintomi, sono state elaborate delle metodiche di trattamento che mirano al ripristino dell’equilibrio dei vari sistemi e al cambiamento percettivo rispetto alla propria condizione. In questo panorama, una concreta efficacia è stata dimostrata dall’utilizzo di tecniche di rilassamento, biofeedback, mindfulness, pratiche meditative e tecniche di respirazione.

Le tecniche di rilassamento: cosa sono

Ogni funzione fisiologica umana sappiamo che è caratterizzata da un’alternanza di attività e riposo. Tutto in natura è legato a dei ritmi, dei cicli, è pertanto un fenomeno naturale e quotidiano anche per noi la successione e l’alternanza di fasi. Fasi di distensione e rilassamento, soprattutto in seguito ad attività che ci hanno impegnato fisicamente, cognitivamente o emotivamente sono necessarie per un recupero ottimale. L’andamento naturale e la ciclicità di attivazione/riposo secondo i proprio bioritmi e in virtù della propria esperienza è fondamentale. Non sempre è possibile vivere secondo questi ritmi o, più semplicemente concedersi il necessario recupero e riposo. E, in altre circostanze, come descritto a proposito dello stress, si può incombere in uno stato di disfunzionale attivazione che può avere conseguenze spiacevoli. Riteniamo che l’arte del rilassamento” tout – court non sia una panacea per ogni male ascritto al più grande dei mali di oggi: “lo stress”, ma che imparare ad utilizzare strumenti per un’ottimale recupero di uno stato di distensione e rilassamento o usarli specificamente verso uno scopo, sia oggi davvero importante. Certo, in situazione più complesse, come in presenza di disturbi d’ansia, riteniamo che il percorso da fare sia diverso e imprescindibile da un lavoro rivolto alla ristrutturazione cognitiva delle percezioni personali.

Ma, per ritrovare l’equilibrio psicofisico necessario per vivere al meglio, sono molte le tecniche di rilassamento che possiamo utilizzare.

Molte di queste tecniche e strumenti sono utilizzati da medici, psicologi e psicoterapeuti con una adeguata formazione.

Le tecniche di rilassamento che utilizziamo da sole o sapientemente integrate fra loro presso BlueMove sono: il Rilassamento Progressivo di Jacobson, il Training Autogeno, la RAT (Respiratory Autogenous Training), le Visualizzazioni Guidate e alcune tecniche di respirazione.

Come funzionano: Rilassamento Progressivo di Jacobson

Il Rilassamento Progressivo di Jacobson è una tecnica che avuto una buona diffusione nei paesi anglossassoni ed è stata elaborata negli anni Trenta del novecento dallo psichiatra americano Edmund Jacobson.  Il metodo si concentra sugli aspetti più squisitamente neuromuscolari favorendo il raggiungimento del rilassamento in pochi minuti. Il metodo di Jacobson prevede una serie di esercizi che partono dalla presa di coscienza dei propri gruppi muscolari; gli esercizi sono svolti inizialmente con il terapeuta e successivamente, una volta appresa la tecnica, può essere utilizzata in autonomia. Per ottenere il massimo dell’efficacia è necessario la pratica costante e quotidiana e alcune accortezze, almeno iniziali che vengono insegnate dal terapeuta.

Come funzionano: Il Training Autogeno

Il training autogeno è un’altra tecnica ideata intorno agli Trenta da Shultz. Come suggerisce il nome stesso della tecnica si tratta di un allenamento a qualcosa di “autogeno” ovvero spontaneo: una volta che la persona ha imparato la tecnica e praticata con regolarità, può ottenere da sola e senza sforzo le risposte di calma e distensione auspicate. È necessario una certa predisposizione a svolgere gli esercizi e un atteggiamento come una sorta di “lasciar accadere” quelle modificazioni corporee senza attivamente fare alcunché. Si tratta di un processo di decondizionamento, di una conquista di quella che viene chiamata “concentrazione passiva” che nulla a che a vedere con quella passività e apatia che invece rappresentano un depauperamento delle risorse interiori. Tutte gli esercizi del Training autogeno si svolgono attraverso delle formule standard, ovvero breve espressioni che sintetizzano la natura delle sensazioni e ne favoriscono l’insorgenza permettendo così la consapevolezza del potere ideoplastico delle parole: con il pensiero, allenato passivamente, si ottengono manifestazioni reali e cambiamenti percettivi.

Come funzionano: Le Visualizzazione Guidate

Le immagini mentali agiscono in profondità sul sistema corpo-mente ed è possibile ricorrere alla visualizzazione di immagini per indurre stati di rilassamento. Le immagini mentali,  infatti, agiscono sul corpo

PER CHI

Le tecniche di rilassamento possono essere imparate con facilità da tutti; sono sicure e efficaci. Non vengono usate in presenza di psicopatologie e problematiche più importanti che necessitano di approfondimento.

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