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Mente

“La terapia dovrebbe sempre essere adattata al paziente e non il paziente adattato alla terapia”

M. H. Erickson

Tutti i nostri servizi sono rivolti al miglioramento della salute con riferimento all’organismo nella sua totalità. L’obiettivo finale di ogni attività e terapia proposta in BlueMove, pur nella sua specificità, è la salute e il benessere dell’individuo che passa inevitabilmente attraverso la mente. In questa sezione sono descritte solo le prestazioni specifiche rivolte alla prevenzione o al trattamento e alla risoluzione di problematiche che comportano sofferenza psicologica. Ne fanno parte: la consulenza e il sostegno psicologico, la psicoterapia, il coaching, l’ipnosi e le tecniche di rilassamento.

DISTURBI TRATTATI ED EFFICACIA

Come troviamo nel sito ufficiale della terapia breve e strategica (www.centroditerapiastrategica.com) l’approccio breve strategico alla terapia è evidence based (Szapocznik et al., 2008) ed è riconosciuto come best practice per alcune importanti psicopatologie. Il modello è stato empiricamente e scientificamente validato (Nardone, 2015; Pietrabissa, Gibson, 2015; Nardone, Salvini, 2014; Castelnuovo et al. 2011; Watzlawick, 2007) ed ha ottenuto la registrazione presso l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO) come modello originale, oltre ad essere marchio brevettato.

Dagli studi condotti seguendo i parametri internazionali per la valutazione delle psicoterapie dal gruppo di ricerca del Centro di Terapia Strategica di Arezzo nell’arco di 10 anni su un campione di oltre 3000 casi, la risoluzione delle problematiche nelle diverse percentuali di successo avviene mediante un trattamento di durata media pari a 7 sedute.  Senza l’uso di alcun tipo di farmaci.

Per quali disturbi è indicata la Psicoterapia Breve Strategica?

Disturbi fobici, ansia e panico (95% dei casi)

Disturbi ossessivi e ossessivo-compulsivi (89% dei casi)

Disordini alimentari (83% dei casi)

Disturbi psicosomatici (77% dei casi)

Disturbi dell’umore e depressione (82% dei casi)

Problemi di coppia e relazionali (82% dei casi)

Disfunzioni sessuali (91% dei casi)

Disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza (82% dei casi)

Abuso di internet, shopping compulsivo, gioco compulsivo (80% dei casi)

Presunte psicosi, disturbo borderline e di personalità (77% dei casi)

In BlueMove si effettuano sedute di psicoterapia e di coaching mediante l’applicazione dei due originali Modelli creati dal prof. Nardone: la Terapia Breve Strategica® per il trattamento di gravi patologie psichiche e comportamentali e il Problem Solving & Coaching Strategico®, per la soluzione di problemi ancora non strutturato o in ambito lavorativo o per il miglioramento di una performance manageriale, sportiva o artistica.

Entrambi questi due modelli per la durata degli interventi, la specificità e per la loro validità del provocare effettivi cambiamenti rappresentano metodi con elevata e dimostrata efficacia ed efficienza.

Il miglioramento delle problematiche viene poi validato con follow – up che diventano sempre meno frequenti ma che coprono un arco di tempo che può arrivare fino ai due anni successivi.

Il metodo di riferimento della consulenza psicologica, della psicoterapia e del coaching è quello della Terapia Breve e Strategica, nato dalla collaborazione del prof. Giorgio Nardone psicoterapeuta e fondatore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo e di Paul Watzlawick (1921 – 2007) illustre psicologo austriaco, il massimo studioso della pragmatica della comunicazione umana, delle teorie del cambiamento e del costruttivismo.

Paul Watzlawick è stata una figura di spicco dell’approccio sistemico e della terapia breve, si deve infatti alle sue opere la diffusione dell’approccio allo studio della comunicazione e dei problemi umani della Scuola di Palo Alto.

Un punto centrale del suo pensiero è stato descrivere come varie forme psicopatologiche non originano nell’individuo isolato, ma nel tipo di interazione patologica che si instaura tra le persone e, dimostrare di come sia la comunicazione a produrre tali interazioni patologiche.

Un esempio ne è la cosiddetta comunicazione paradossale: ad un individuo può capitare infatti di trovarsi sottoposto a due messaggi che si contraddicono allo stesso tempo, ad esempio uno sul piano verbale e l’altro sul piano non- verbale.

Se la persona non riesce a svincolarsi da questo doppio messaggio la sua risposta sarà un comportamento interattivo patologico.

Partendo da queste premesse, Watzlawick intende la terapia non come “guarigione”, ma come “cambiamento”, come formulato nel testo “Il linguaggio del cambiamento” e nel libro scritto con Nardone “L’arte del cambiamento”.

Secondo Watzlawick e in linea con la teoria del costruttivismo, ciò che noi chiamiamo realtà è una interpretazione personale, un modo particolare di osservare e spiegare il mondo che viene costruito attraverso la comunicazione e l’esperienza.

La realtà non verrebbe quindi “scoperta”, ma “inventata”. In altre parole ogni persona percepisce e costruisce il suo mondo e il suo reale a partire dal linguaggio che usa per descriverlo e dalla sua unica e personale esperienza. Come scrive in “Il linguaggio della terapia breve” Branca Skorjanec, psicologa e psicoterapeuta responsabile del centro di terapia strategica del Veneto: “il linguaggio tesse le prospettive sulle quali si innescano le esperienze che a loro volta cambiano i significati, contorni, contesti e comprensioni” ossia, come direbbe lo stesso Watzlawick, “modificano le idee che abbiamo sulle cose.”

Così lo psicoterapeuta strategico, che ha ricevuto una formazione centrata proprio sugli effetti pragmatici del linguaggio e nel suo scrupoloso utilizzo per gli scopi terapeutici attraverso sottili retoriche che sono alla base della comunicazione.

Il terapeuta ha come scopo quello di cogliere le modalità di rappresentazione della realtà del paziente per poter determinare attraverso il linguaggio il cambiamento dell’immagine del mondo che è alla base della sofferenza psichica.

Possiamo concepire la Terapia Breve e Strategica come la moderna evoluzione dell’approccio sistemico della scuola di Palo Alto (CA) e di quello Ericksoniano alla psicoterapia. Milton Erickson (1901-1980), famoso psichiatra e psicoterapeuta statunitense ha utilizzato ed approfondito ogni possibilità che il linguaggio ipnotico comprende, concentrandosi nella parte finale della sua carriera alla costruzione di strategie che potessero essere replicabili da futuri terapeuti.

La terapia breve strategica, il cui libro d’esordio risale al 1988, scritto a quattro mani da Watlawick e Nardone“L’arte del cambiamento”, è un intervento terapeutico rapido e focale orientato all’estinzione dei disturbi psicologici presentati dal paziente. Si tratta di un intervento profondo e radicale, in quanto finalizzato alla ristrutturazione percettiva e cognitiva e del modo attraverso cui il paziente costruisce la realtà che, per qualche motivo provoca sofferenza. L’intervento stravolge la logica consueta applicata alla comprensione del funzionamento dei disturbi mentali.  L’intervento terapeutico viene a costituirsi sulla base dell’obiettivo da raggiungere e delle caratteristiche del problema da risolvere e non sulla base di una teoria a monte.

Punto di partenza, infatti, è la rinuncia a qualsiasi teoria normativo – prescrittiva, a qualsiasi “a priori deterministici” e l’adozione di una logica costitutiva – deduttiva ovvero una logica che permette di “conoscere un problemamentre lo si sta cambiando.

Nella realtà, infatti, non esiste alcuna connessione “casuale lineare” tra come un problema si è formato e come questo persista; soprattutto, non esiste alcun nesso logico tra come il problema si è formato e come il problema può essere cambiato e risolto.  Esiste, invece, una “circolare causalità” tra come un problema persiste e ciò che le persone fanno, spesso senza successo, per risolverlo.

Qualunque teoria assunta a priori in psicoterapia funziona, infatti, come giudizio “implicito” (Salvini, 1991) o pregiudizio fuorviante per la messa a punto di efficaci soluzioni. Al contrario, la terapia breve e strategica permette di calzare l’intervento alle prerogative del problema e all’obiettivo da raggiungere. Questo favorisce la costruzione di una strategia ben focalizzata, in grado di “autocorreggersi” nella sua interazione con il problema.

A livello operativo, anni di studi e ricerche hanno condotto al costrutto di “sistema percettivo –reattivo” ovvero quella modalità ricorrente e ridondante di comportamento costituito da rigide percezioni e reazioni che le persone hanno nei confronti di sé stesse, degli altri e del mondo.

Un modalità che presto diviene acquisita, spontanea ed involontaria- automatica. Così, quando ci troviamo davanti ad un problema, tendiamo ad applicare e ripetere le stesse soluzioni che in passato ci hanno permesso di ottenere successo o che sono funzionali in altri contesti. E, anche quando queste risultino fallimentari, ovvero nonostante non ci permettano di far fronte al problema, non siamo in grado di cambiarle e, anzi, abbiamo la tendenza ad applicarle ancora più tenacemente, credendo che sforzandoci di più saremo in grado di ottenere alla fine il risultato desiderato. Ignorando, d’altro canto, che “stiamo cercando insistentemente di aprire la porta ma con la chiave sbagliata”.

Il cambiamento in terapia viene quindi provocato dal terapeuta, andando ad intervenire sulle “tentate soluzioni disfunzionali”, quei comportamenti che costituiscono il tipico modello percettivo-reattivo e che sono tipiche nelle diverse patologie.

Lo studio delle tentate soluzioni disfunzionali e della modalità di persistenza dei disturbi, attraverso più di 20 anni di attività clinica presso il CTS di Arezzo, ha condotto alla comprensione della logica di funzionamento sottostante ai problemi, che è la stessa in problemi simili. Questo ha condotto alla messa a punto di sequenze formalizzata di tecniche, ossia protocolli specifici di trattamento per le diverse tipologie di problemi.  Oggi, siamo in grado di intervenire con successo, sulla maggior parte dei disturbi psicologici.

Un’altra caratteristica importante è il fatto che la misurazione degli effetti delle azioni terapeutiche intraprese, non avviene solo alla fine della terapia, ma viene effettuata ad ogni singola fase del processo terapeutico. Il risultato finale di questo processo, è una terapia basata su una logica empirico-sperimentale, poiché controllabile, verificabile e predittiva.

Nella pratica clinica significa condurre il paziente, spesso mediante stratagemmi, prescrizioni comportamentali, paradossi e forme di raffinata suggestione, comunque in base alle caratteristiche del problema, della persona e del suo originale linguaggio e interazione col mondo, a fare esperienza e perciò a vivere la realtà in un modo nuovo e più funzionale.

Il lavoro certosino del terapeuta è quello di introdurre, grazie alla tecnica di cui dispone, allo specifico linguaggio e alla relazione che si è instaurata con il cliente, nuove esperienze percettive che lo condurranno a cambiare le sue precedenti disfunzionali disposizioni percettivo-emotive, cognitive e comportamentali.

Si tratta, a livello operativo di una terapia decisamente diversa da quella tradizionale della psicoterapia a lungo termine.

L’attenzione terapeutica è focalizzata su:

  • come la persona e le altre persone intorno a questa, hanno cercato e cercano, senza successo, di risolvere il problema (le tentate soluzioni che alimentano il problema);
  • come è possibile cambiare tale situazione problematica applicando strategie e stratagemmi, tecniche e adottando specifiche logiche di cambiamento in grado di produrre esperienze emozionali correttive.

Dopo avere concordato mediante il “contratto terapeutico” con il paziente gli obiettivi della terapia, si costruiscono, passo dopo passo, le manovre terapeutiche mirate ad infrangere le modalità di persistenza del problema.

Se nella prima fase il lavoro svolto è generalmente rivolto al problema e alla rottura del sistema disfunzionale, con l’apertura di nuove prospettive al paziente, nella fase successiva queste verranno consolidate tramite concrete indicazioni.

Come ogni sistema in natura, anche e soprattutto in questo caso, la persona mostrerà e agirà la propria resistenza al cambiamento e nella terapia breve e strategica la scelta della strada da intraprendere e quella delle relative retoriche dipendono sia dal problema che dalla tipologia di resistenza stessa.  Si cerca in ogni caso di aggirare o di utilizzare le resistenze al cambiamento e di ingiungere le prescrizioni che condurranno la persona alle concrete esperienze di cambiamento.

In questo modo, come accade nella maggioranza dei casi, la patologia si sblocca entro le prime 4 o 5 sedute. Tale rapido cambiamento conduce ad una progressiva modifica della modalità percettivo reattiva dapprima patogena, successivamente più funzionale.

Il lavoro terapeutico seduta dopo seduta mira al consolidamento dei cambiamenti intervenuti, che su un altro piano corrisponde ad un progressivo innalzamento di autonomia personale ed incremento dell’autostima, dovuto al recupero della fiducia nelle proprie risorse e capacità personali.

Dalla lunga esperienza clinica della risoluzione di problematiche che sembravano impossibili, mediante apparentemente semplici e rapide soluzioni, in molti casi, mediante un piano terapeutico strategico ben studiato e ben applicato, si possano sbloccare, in tempi rapidi problemi e disturbi radicati da anni.

Certamente, esistono situazioni problematiche che richiedono una terapia più lunga ed altre minor tempo. Tuttavia, crediamo fermamente che se una terapia funziona, significa che è in grado di produrre cambiamenti significativi in tempi ragionevoli. Se ciò non avviene, molto probabilmente la strategia terapeutica utilizzata non funziona e si rende necessario cambiarla con una più funzionale.

L’intervento breve e strategico evoluto messo a punto dal prof. Nardone si basa sull’utilizzo di specifici protocolli di trattamento costruiti ad hoc per intervenire su diverse tipologie di problemi (ansia, depressione, disturbi alimentari, disturbi sessuali, etc.) e si pone l’obiettivo di ristrutturare la percezione con cui la persona costruisce la realtà che poi subisce, quando si rapporta con se stesso, con gli altri e con il mondo.

Con la Psicoterapia Breve Strategica sono utilizzate tecniche e strategie di intervento concrete, dirette o indirette (come la terapia indiretta del bambino che avviene attraverso indicazioni ai genitori), che permetteranno alla persona di fare nuove “esperienze emozionali correttive” come definì Franz Alexander, medico e psicanalista nel 1946, ovvero quegli eventi che sembrano accadere “per caso” e che sono in grado di contribuire a sbloccare il problema, modificando le lenti con cui si “osserva” la realtà.

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